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BIELLA - Non s’è vista alcuna contestazione all’ingresso del teatro per i visoni delle signore o per il cappello a cilindro dei loro accompagnatori, come per le prime scaligere. Qui lo sfoggio era di tutt’altro genere: cappelli alpini, alla loro prima libera uscita dell’anno nuovo, disseminati in un tripudio di bandiere tricolore, spiegate sui palchi con raro effetto coreografico. La sera di lunedì 11 gennaio, il teatro Sociale Villani si è ripresentato orgogliosamente ai suoi biellesi per il tradizionale concerto degli auguri della Fanfara alpina Valle Elvo, organizzato dall’ANA, in collaborazione con il Comune di Biella, che gli alpini propongono da anni ai loro amici. Si avvertiva facilmente che la presenza delle autorità invitate non era solo un atto dovuto, da come il Sindaco di Biella, il Presidente della Provincia, il Prefetto e il Questore, i comandanti dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, si intrattenevano amabilmente con il nostro Presidente Gaja e con il Presidente nazionale Perona. Il pubblico non ha lasciato un solo posto a sedere libero, dalla platea al loggione, passando per i palchi e la barcaccia. La forza della sezione è stata pienamente rappresentata anche dal Consigliere nazionale Zorio, dal cappellano don Remo e da numerosi Capigruppo: dovere e piacere sono raramente in simbiosi come in queste occasioni. Gli amici sono pure arrivati da “lontano”, come il Presidente ANA della sezione di Novara, Palombo.
Il sipario non si è sollevato sui protagonisti perché i quaranta componenti della Fanfara, fiato alle trombe e mazziere in testa, sono entrati in sala dall’esterno, al canto della “Canson d’ij coscritt” e quindi hanno raggiunto il palcoscenico, Vessillo sezionale di fianco e un grande Tücc’Ün di spalle, che dava il sigillo al senso della serata. Il concerto non può non avere sorpreso i presenti per l’eterogeneità dei brani e la difficoltà interpretativa di taluni. Il programma, era scontato, è partito rigorosamente con un pezzo obbligato (il “33 valore alpino”), dopo di che i musicisti (termine impegnativo ma qui doveroso, data la professionalità degli elementi), posato a terra il cappello alpino, compreso il M° Massimo Pelliccioli, alla conduzione della Fanfara dal suo esordio del 1994, si sono prodotti in una Fantasia di canti patriottici dal 1848 al 1918 (trascrizione del M° Ceretti di Mongrando) e in un’originale arrangiamento strumentazione de “La Montanara”, curata da Renzo Negro di Pralungo. Un “Galop”, marcia veloce e vero pezzo di bravura, ha dimostrato la versatilità del complesso, che non ha poi avuto alcun indugio nel passare ad altre forme musicali di assoluta presa sul pubblico: la colonna sonora di “Amarcord” di Fellini, del grande Nino Rota; “Trumpet in the night”, una trascinante e suggestiva cantata a due trombe; “Divinamente musica”, pot-pourri dedicato ad un maestro che ha segnato la canzone italiana, Giovanni D’Anzi.
Lo spazio dell’intermezzo è stato tutto del nostro Presidente Gaja, il quale, ringraziate le autorità ed in particolare i rappresentanti del Comune di Biella, che ha messo a disposizione dell’ANA il teatro, dopo un commosso ricordo di Franco Becchia, suo grande amico e predecessore – tra i presenti la consorte, sig.ra Anna Maria - è passato a premiare con un attestato di riconoscenza i quaranta alpini della Protezione Civile ANA di Biella, intervenuti, qualcuno più volte, nelle zone martoriate dell’Abruzzo, colpito il 6 aprile 2009 dal sisma. Questi volontari, orgogliosi nelle loro sgargianti divise, sono stati chiamati sul palcoscenico ad uno ad uno dal Presidente, che ha loro consegnato la pergamena ricordo. In conclusione, l’augurio a tutti, indistintamente, di un sereno 2010.
I brani della seconda parte del concerto, sempre introdotti con garbo e perizia da Massimo Folli (doppio lavoro, presentatore e trombettista), hanno confermato la voglia della Fanfara Valle Elvo di esprimersi al meglio e di raggiungere i gusti più diversi. Il giallo degli ottoni brillava sotto i riflettori e il Maestro non concedeva tregua ma pretendeva continua concentrazione. Di nuovo irrompeva la musica di casa (“Tranta sold”, accompagnato istintivamente dal pubblico con il battere delle mani e “L’Inno degli sciatori”), quindi “Amici miei”, canzone popolare piemontese, per molti una scoperta, suonata e cantata. Di seguito la “Polka dell’incudine” di Josef Strass, pezzo spiritoso nel quale un improbabile vecchio fabbro barbuto percuote con il martello l’arnese, ritmando la melodia. La conclusione è inaspettata, con un duplice omaggio: ad un grande cantautore italiano, poeta e cantore della libertà e della sofferenza (“Fabrizio De André for band”) e poi, ebbene sì, ai mitici Beatles. “Imagine”, “Michelle”: i ragazzi di Liverpool mai avrebbero immaginato di poter essere interpretati anche dagli alpini d’Italia, che sanno guardare lontano anche usando la lente del passato.
In circa due ore s’è fatto il giro del mondo in musica, toccando generi compositi e autori diversissimi tra di loro. Il pubblico si è sentito appagato e premiato di esserci. Per il congedo, dopo il bis di “Amici miei”, tutti a calzare il cappello alpino, per ascoltare, muti, “La leggenda del Piave” e per essere parte del coro finale che spera e sogna cantando, senza vergogna, “Fratelli d’Italia”. Il cronista ha cercato, pur nell’immobilità richiesta dal momento, di roteare gli occhi per carpire qualche emozione. Qualcuno del pubblico in platea, seppur non alpino, aveva le braccia irrigidite sull’attenti e, nei palchi, si stagliavano le sagome in ombra delle persone in piedi, momento sospeso nel tempo che solo un teatro come il Sociale può offrire. All’uscita, ognuno ha potuto vedere una mostra fotografica di Giuliano Fighera e salutare l’ANA con una fetta di panettone augurale ed un bicchiere di vin brulé, altrettanto augurale.
Ermanno Germanetti
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