Tucc Un Trimestrale della Sezione di Biella
 Aggiornato al: 25-10-2008 A.N.A. TRIMESTRALE DELLA SEZIONE DI BIELLA Biella,  05-09-2010 -  

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 Via Micheluzzi
 via Micheluzzi
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DOLOMITI -

Tra le innumerevoli salite che un alpinista percorre, alcune restano impresse nella mente e, a volte, anche nel cuore; sarà l’arditezza della linea di salita, la difficoltà del percorso, la storia racchiusa in quella “via”, la bellezza del paesaggio circostante, i compagni di cordata o lo stato di forma, magari arrugginito, ma non in quel frangente!

Alla fine dell’estate sono tornato per l’ennesima volta sulle Dolomiti. Ci sono sempre “sfide” che restano aperte o idee (salite) da realizzare. Con Gianni, amico e compagno di mille avventure, già nel mese di luglio, durante una altro raid dolomitico, ci eravamo lanciati alcune sfide e, con un po’ di “sano” egoismo, lasciando a casa (ancora una volta!) le nostre amate e comprensive famiglie, le abbiamo raccolte, nel tentativo di misurarci con esse. Non tutto è stato vinto: anzi! Sulla via Finlandia, alle 5 Torri, con chiodi molto precari e molto, molto distanti e un 6b quasi costante, abbiamo trovato, senza doverlo cercare troppo, il nostro limite! Ma l’idea grandiosa che avevamo, almeno secondo noi, era quella di salire la parete sud del Piz Ciavazes, un’enorme bastionata alta più di 500 mt che si innalza pochi tornanti al di sotto del Passo Sella, per una delle vie più classiche del comprensorio dolomitico: la via Micheluzzi-Castiglioni. Un’arrampicata ardita che sale in aperta parete e con la peculiarità di un duro traverso di 90 mt. La via, di per sè, non è niente di particolare dal punto di vista della difficoltà: 5° sostenuto con alcuni passaggi di 6° grado. Ma… la scarsità di chiodi, circa un paio per ogni tiro, la difficoltà di proteggersi, la levigatezza di alcuni passaggi, viste le numerose ripetizioni, l’arditezza del percorso ne fanno un viaggio, all’interno di una parete immensa e verticale, che vale la pena di fare. Quello che ha riempito la nostra mente durante la salita, è stata la storia dell’apertura di questa via: si era nel 1935, roba da rivoluzionari! Con questa impresa, il Micheluzzi ribadiva il suo valore che già nel 1929 aveva dimostrato salendo il Pilastro Sud della Marmolada di Penia, ancora oggi una tra le vie classiche più temute e difficili. Primo italiano ad aprire una via di 6° grado in Dolomiti, Fassano di Canazei, conosciuto in paese con il soprannome di Gigio della Simonina, classe 1900, guida alpina affermata che ha annoverato tra i suoi clienti re, duchi e gerarchi fascisti, Micheluzzi si è prodotto in un’impresa che ha lasciato il segno. Cosa deve aver pensato mentre affrontava l’apertura di questa via con gli scarsissimi mezzi di protezione del tempo, senza l’uso di imbragatura, nata molti anni più tardi, con una limitata conoscenza della discesa in corda doppia? Quanto coraggio o forse pazzia, quanta consapevolezza dei propri mezzi, delle proprie capacità alpinistiche deve aver avuto per intraprendere l’impressionante traversata verso l’ignoto lunga 90 mt?

Con questi pensieri nella mente abbiamo percorso la “Micheluzzi” e, tornati al parcheggio, abbiamo guardato ancora a lungo la parete, impressionati e ammirati da quanto “i nostri nonni” hanno saputo fare negli anni dell’alpinismo eroico.

 


Roberto Sellone

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